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Albania 1 e 1000 Stampa E-mail
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Torino, domenica mattina alla Barriera di Milano: fuori sole e silenzio, dentro, nei grandi spazi di Artegiovani, un atelier di arte contemporanea, un gruppo misto (uomini e donne, giovani e adulti, studenti e lavoratori, italiani e albanesi) discute di identità, cittadinanza, storia dei due paesi, futuro europeo e presente piemontese. A un tratto un uomo più anziano chiede la parola, si presenta: «Sono stato un emigrante anch’io, in Svizzera, in Belgio e poi qui a Torino, ma vengo dalla Puglia, da San Marzano in provincia di Taranto, un paese dove ancora i vecchi parlano in albanese. Perciò quando ho visto la bandiera con l’aquila bicipite fuori, non ho resistito alla tentazione di entrare e sono stato ad ascoltare. Vi dico bravi, fate bene a voler raccontare del vostro paese agli italiani;
ma raccontate anche le vostre storie, le storie dei lavoratori, le loro speranze, le loro paure, i loro sogni». Mentre l’anziano operaio se ne va, sul viso di chi rimane si aprono larghi sorrisi: ecco dimostrato in corpore vili il senso dell’operazione che sta prendendo corpo in questo strano luogo della periferia torinese. Si chiama Albania 1 e 1000, prende il nome in prestito dal titolo di un reportage dall’Albania che Indro Montanelli pubblicò nel 1939, sarà una rivista delle comunità albanesi del Piemonte, la sta progettando, insieme con l’entusiasta gruppo redazionale di studenti e lavoratori albanesi (quasi tutte donne) di Torino e Cuneo, un gruppo di architetti e artisti pugliesi che è stato selezionato dal concorso internazionale di idee «Torino Geodesign 2008», un progetto sviluppato per conto di «Torino 2008 World Design Capital», una sorta di megafiera del design che dura per tutto l’anno, e del Comune di Torino. Il Motore di ricerca (così si è battezzato il gruppo di cui fanno parte gli architetti Roberto Dell’Orco e Michele Loiacono, il mediatore culturale Ilir Polena, il videomaker Nico Angiuli e gli artisti Pia Livia Di Tardo, Valentina Vetturi e Matteo Fraterno, autore insieme al collettivo Fluid Video Crew dell’operazione Along the Egnatia, presentata al Festival Negroamaro del 2005 e poi nel padiglione della Regione Puglia alla Fiera del Levante del 2006) ha costruito i quattro giorni torinesi di workshop (da sabato 15 a ieri) con l’intento di mettere direttamente a contatto il gruppo redazionale dell’associazione Mergimtari con tanti testimoni delle forme nuove di relazione tra Italia e Albania, tra italiani e albanesi. Un gruppo individuato in un lungo lavoro preparatorio, condotto in Italia e in Albania. Molti pugliesi, tra cui il regista Davide Barletti, la critica d’arte Antonella Marino e chi scrive, molti albanesi, ovviamente, dall’Albania (sono venuti, tra gli altri, Pandi Belo, direttore della scuola di musica di Korce, e Ilir Butka, direttore del Tirana International Film Festival) ma anche dall’Italia, come la giornalista de L’Albanese d’Italia Albana Temali e il restauratore Ilir Shaolli. C’è stato spazio per la musica, per l’arte contemporanea, per l’audiovisivo, per la letteratura. Ma soprattutto per l’autobiografia. Dalla quale è emerso il cambiamento in atto nell’emigrazione albanese: se tanti di coloro che sono in Italia da più tempo, possono ancora raccontare il viaggio in gommone tra Valona e Otranto, le studentesse delle facoltà di Economia e di Giurisprudenza hanno alle spalle ponderate valutazioni insieme ai genitori su corsi di studi e ambienti culturali da frequentare. E le giovani lavoratrici sono la rappresentazione di una comunità che si «regolarizza» attraverso i ricongiungimenti familiari e che volta le spalle alla grande città per integrarsi, meglio e più facilmente, nei piccoli
centri: ai circa cinquemila albanesi di Torino, fanno da contraltare i novemila della Provincia Granda, il Cuneese.
Il numero zero di Albania 1 e 1000 uscirà a maggio: sarà anche un bell’oggetto di design, un grande foglio piegato a mo’ di carta geografica, con i testi bilingui da un lato e le immagini dall’altro, un’articolazione in rete che ne consenta la diffusione anche nel resto d’Italia e in Albania. Parlerà dei problemi e dei diritti degli immigrati, racconterà le loro storie e le attività delle comunità, si sforzerà di raccontare, anche agli italiani, la storia e la realtà in divenire dell’Albania. E lo farà, promette l’entusiasta neodirettrice Dafina Ikonomi, senza cedere a tentazioni identitarie: «L’Albania è in Europa da sempre, presto o tardi sarà anche nell’Unione Europea. E noi albanesi
che siamo qui dobbiamo ragionare da cittadini europei».


 
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